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La dieta vegana perde pezzi

Cresce il numero di coloro che la lasciano per una dieta equilibrata.

Cresce il numero degli italiani che abbandonano la dieta vegana.

Il già ridotto numero percentuale di coloro che seguivano la dieta vegan si assottiglia ulteriormente secondo uno studio di Eurispes.

Per i dati del centro di studi e ricerche sono 2 su 3 gli italiani che migrano dalla dieta vegana e tornano ad una alimentazione equilibrata, mentre tornano a crescere i consumi di carne nel 2018, come già anticipato su questo sito nelle settimane scorse elaborando dati Ismea.

Sembrerebbe, dunque, che alle tante domande sull’alimentazione che il cittadino si fa in ordine alla bontà e salubrità dei cibi, ai processi produttivi e alle diete si stia facendo strada una più radicata convinzione ad abbracciare una dieta equilibrata.

Abbiamo più volte sottolineato, con i Professori Del Toma e Macrì, consulenti e collaboratori di Fiesa Confesercenti, che  “Non esistono cibi buoni o cattivi ma scelte adeguate alle Linee guida e allo stile di vita”. Da qui possiamo partire per dire che nonostante il tema del cibo e delle diete sia centrale nei dibattiti, purtroppo la maggior parte della popolazione non ha ancora la giusta consapevolezza sull’alimentazione.
Ci sono purtroppo ancora molti luoghi comuni. Dal consumo della carne e il suo valore nutrizionale, all’impatto ambientale che ne deriva, dalla facilità delle mode del momento, che sfociano spesso in diete tutt’altro che salutari, molte sono le questioni che, legate all’alimentazione, ai valori nutrizionali, agli ingredienti, all’etichettatura,  andrebbero approfondite.

“Riteniamo che occorra continuare ad affermare la necessità di una dieta variegata -dice Gianpaolo Angelotti Presidente di Fiesa Confesercenti- perché non occorre una laurea in medicina per capire che la varietà alimentare è da considerarsi un dono. Sia per il gusto sia per l’approvvigionamento delle tante tessere che compongono il mosaico di una buona alimentazione, evitando eccessi perché è la dose che fa la cattiva alimentazione. In questo senso giova sempre ricordare che i medici raccomandano di riservare il 50-65% ai carboidrati, fino al 30% ai grassi e il rimanente 10-20% da ripartire paritariamente fra proteine di origine animale e vegetale.”

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