Parte domani 24 maggio a Verona la rassegna fieristica Eurocarne 2012. Fiesa Assomacellai, partner dell’importante fiera di settore scatta per l’occasione la fotografia del settore. I dati che ne scaturiscono sono incoraggianti.
Sebbene in quarant’anni il commercio di carni in sede fissa, negli esercizi tradizionali di macelleria, si sia dimezzato, in coerenza con i processi di ristrutturazione della rete commerciale, il settore appare, contrariamente ad altri, con importanti elementi di tenuta legati alla professionalità degli addetti, alla particolarità del prodotto, alla forte valenza della qualità e delle lavorazioni gastronomiche applicate .
In Italia negli anni ’70 le licenze per la vendita di carne, pollame e pesce erano oltre 80 mila, il 16% del totale delle licenze alimentari (oltre 500 mila) e il 7-8% del totale delle licenze del commercio al dettaglio in Italia (oltre un milione).
Alla fine del 2011 i negozi che vendono carne, pollame e pesce si sono sostanzialmente dimezzati (sono circa 42 mila), e sono poco più del 5% del totale degli esercizi del commercio al dettaglio in Italia (circa 750 mila), sempre più caratterizzati dalla presenza di attività extralimentari.
Cresciuta in maniera significativa la vendita su grandi superficie, il prodotto carne rischia la banalizzazione senza un’attenta azione di valorizzazione del prodotto a presidio della qualità e della sicurezza alimentare del prodotto nazionale.
Negli ultimi decenni, di pari passo con la crescita del benessere sociale italiano, sono aumentati consumi di carne nel nostro Paese.
Guardando al recente passato, alla fine degli anni ’60 il consumo di carne in Italia era pari a circa 34 chilogrammi pro-capite all’anno (18 kg. bovina, 8 kg. suina e 8 kg. pollame), che corrispondevano ad un consumo medio giornaliero pro-capite di 120 gr. Cinquant’anni dopo, il consumo annuo in Italia è pari a circa 90 chilogrammi pro-capite all’anno, pari ad un consumo giornaliero di 250 gr., poco sopra la media dei paesi sviluppati (240 gr.), sotto la media USA (300 gr.), mentre la media mondiale del consumo di carne è di circa 100 gr. pro-capite al giorno. All’interno di questo trend i consumi di carne equina sono una piccola parte dei consumi di carne: circa 1,3 kg. all’anno, concentrato in alcune aree del paese: in Puglia (circa un terzo) Emilia Romagna e Lombardia.
Cresciuta, di pari passo, la spesa per i consumi di carne in termini reali, ma in contrazione percentuale sulla spesa del comparto alimentare. All’inizio degli anni ’70 la spesa media mensile per l’acquisto di carne era il 33% della spesa per l’acquisto di generi alimentari (circa 16€ al mese su 47€ di spesa alimentare). Nel decennio successivo la quota resta costante: nel 1984 la spesa per carni media mensile era di 71€ su un totale di 213 € di spesa alimentare (pari al 33,2%). Dieci anni dopo, nel 1994 la spesa per carni è scesa al 26% della spesa alimentare (91€ al mese su un totale di 345€ di spesa per generi alimentari). A partire dalla fine degli anni ’90 la quota di spesa per le carni delle famiglie italiane scende ancora e si stabilizza intorno al 22-23%. L’ultima indagine sui consumi delle famiglie italiane indica che la quota di spesa destinata all’acquisto di carni dal 2009 è salita dal 22,6% al 23,5% del totale della spesa alimentare e dal 4,3% al 4,5% del totale della spesa per consumi delle famiglie. La spesa media mensile di ciascuna famiglia per l’acquisto di carni è quantificata dall’ISTAT in 110 euro.
I prezzi al consumo delle carni per tutto il 2011 sono aumentati al di sotto del 2%. Tuttavia le tensioni intervenute nel corso del 2011 sui prezzi all’origine, alla produzione e all’ingrosso delle carni potrebbero spingere verso l’alto i prezzi al dettaglio. L’Osservatorio Prezzi e Mercati di Indis – Unioncamere già a marzo scorso segnalava tensioni sui prezzi praticati dai produttori alle grandi centrali di acquisto con riferimento sia alle carni di bovino che di vitello. Per i mesi di marzo-aprile 2012 erano previste in aumento del 9-10% sullo stesso periodo del 2011. Del resto le spinte provenienti sia dai prezzi all’origine che dai mercati all’ingrosso sono state consistenti per tutto il 2011. Secondo i dati ISMEA i prezzi all’ingrosso dei bovini adulti ad aprile 2012 risultano del 7% più alti di un anno prima; per i vitelli l’aumento rilevato è del 6%.
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