Equidi come animali di affezione, Fiesa: “Tutelare gli animali, ma non cancellare una filiera da 850 milioni di euro”

Ultimo giorno per gli emendamenti alla proposta di legge sugli equidi. Le proposte Fiesa: soppressione del divieto di macellazione e, in subordine, misure per imprese e lavoratori, relazione sugli impatti e monitoraggio del Fondo di Riconversione

Ultimo giorno per la presentazione degli emendamenti alla proposta di legge che vede come prima firmataria l’On. Luana Zanella (AVS) e che punta a riconoscere gli equidi come animali di affezione (AC 2187 e abbinate).

Fiesa Confesercenti interviene sul provvedimento con quattro proposte emendative, nel segno della ragionevolezza e della proporzionalità.

Il primo emendamento propone di sopprimere il divieto generalizzato di macellazione degli equidi e della loro importazione ed esportazione per tale finalità, insieme alle disposizioni che ne discendono. Resta ferma la logica di fondo del testo: il riconoscimento degli equidi come animali di affezione, le norme a tutela del loro benessere e i divieti sulle attività pericolose, stressanti o contrarie alla dignità degli animali.

Le ragioni sono legate al peso della filiera. Secondo i dati emersi nelle audizioni parlamentari, la carne equina vale circa 850 milioni di euro l’anno, coinvolge oltre 45.000 addetti e conta circa 1.500 macellerie specializzate, in prevalenza a conduzione familiare. Il consumo interessa circa 7 milioni di persone ed è radicato nelle tradizioni alimentari di diverse aree del Paese. Si tratta inoltre di un’attività lecita e regolamentata, soggetta alle norme nazionali ed europee su identificazione, tracciabilità, benessere animale e sicurezza alimentare, che permettono di distinguere gli equidi destinati alla produzione alimentare da quelli esclusi in modo definitivo da tale destinazione.

Un divieto assoluto, sottolinea Fiesa, rischia di produrre effetti economici, occupazionali e sociali rilevanti, senza che il provvedimento contenga una valutazione d’impatto adeguata né misure di compensazione e accompagnamento per imprese e lavoratori. L’emendamento è finalizzato a contemperare la tutela degli animali con la libertà di iniziativa economica privata, garantita dall’articolo 41 della Costituzione.

Gli altri tre emendamenti hanno carattere subordinato e si applicherebbero nel caso in cui i divieti venissero mantenuti nel corso dell’esame parlamentare:

  • Tutela di imprese e lavoratori (art. 3): azioni specifiche per salvaguardare i livelli occupazionali e sostenere la riconversione delle imprese di allevamento, lavorazione, distribuzione e vendita, nei limiti delle risorse del Fondo e di quelle già disponibili.
  • Relazione sugli effetti economici (art. 3): entro novanta giorni dall’entrata in vigore della legge, i Ministri della salute, dell’agricoltura e delle imprese trasmettono alle Camere una relazione sugli effetti economici, occupazionali e finanziari, anche in relazione agli oneri per la gestione e il mantenimento degli animali. Il mercato interessato vale circa 100.000 tonnellate di prodotto l’anno.
  • Monitoraggio del Fondo per la riconversione (art. 5): una relazione annuale al Parlamento, entro il 30 giugno, sullo stato di attuazione degli interventi, con il numero di imprese ed equidi coinvolti, le risorse impegnate ed erogate e una valutazione sulla congruità della dotazione del Fondo. Gli equidi oggi destinati alla produzione alimentare sono circa 46.000 capi.

Gli ultimi due emendamenti non comportano nuovi oneri per la finanza pubblica e hanno finalità conoscitive e di controllo.

“Il benessere animale è un principio che condividiamo”, è il messaggio di Fiesa, “ma una scelta di questa portata non può prescindere da una valutazione seria degli effetti su migliaia di imprese e lavoratori e da tutele concrete per chi opera nel rispetto delle regole.”

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